Disclaimer di lessico: in questo articolo, a differenza degli altri, abbiamo scelto di non usare il femminile sovraesteso, ma di usare la schwa nella sua forma singolare e plurale, perché crediamo sia importante dare spazio politico e voce al fatto che non tutte le persone che mestruano si riconoscono nell’identità di genere femminile.
Per parlare di ciclo mestruale abbiamo invitato nel nostro blog Giulia Ricca, doula che si occupa di rituali di accompagnamento alle fasi di metamorfosi della vita. Giulia ha una formazione di Educatrice Mestruale presso Red School Italia®, fondata da Alexandra Pope autrice del celebre “Wild Power”, che ha creato un metodo di osservazione del proprio ciclo mestruale per poterlo attraversare scoprendone i doni e mettendolo a nostro servizio in comunicazione con noi e la nostra vita.
Immaginate di avere un viaggio da intraprendere, la vita, in cui qualcuno, il patriarcato, ha deciso che lo spazio, il tempo, la progressione degli eventi, cosa intendiamo per “avere successo”, il ritmo, debbano essere lineari e ascendenti ossia che si procede in avanti, ogni giorno è un giorno nuovo e soprattutto ci si evolve non ripassando mai da tappe già superate.
Immaginate poi di essere persone che faticano a stare in questo schema, ma che ci provano in ogni modo perché il mondo nel quale sono immerse va in quella direzione: alcune inizieranno a sentirsi inadeguate, altre penseranno che questo modo di avanzare nel mondo sia l’unico percorribile, quindi vi aderiranno ciecamente rifiutando i segnali del corpoAnima.
Qualcuna di loro scoprirà che le è stato sottratto, rubato, nascosto, qualcosa di fondamentale e necessario per “farcela”: la mappa orientativa che il ciclo mestruale porta con sé.
La capacità di leggere le proprie fasi cicliche per integrarle ed usarle per navigare la vita, a proprio favore e a favore delle persone che ci vivono accanto.
Questo meccanismo di espropriazione capitalista e patriarcale riguarda tutte le persone, poiché tutte le persone vivono diversi tipi di ciclicità, quello dell’alternanza delle stagioni in primis, ma anche la luna, i ritmi circadiani e tanti altri.
Alle persone che abitano un corpo dotato di apparato urogenitale femminile, e qui ricordiamo anche che non tutte loro saranno donne, è data la possibilità di camminare la propria vita orientandosi in base al ciclo mestruale ed anche dopo, in quella che viene definita menopausa che merita un capitolo a sé per quanto viene distorta ed impoverita.
Per allontanarci da questo profondo sapere, senza romanticizzare l’evento ma guardandolo attraverso le risorse che può portare, il Sangue mestruale è stato mistificato: rappresentato in blu per non impressionare, quando è l’unico sangue che non si manifesta all’esterno del corpo a causa di una ferita, sostituito nel suo vero nome con espressioni quali “ciclo” o “le mie cose”, nascosto con improbabili metodi anche dannosi per il benessere intimo come assorbenti dotati di sostanze che dovrebbero salvare la persona da odori, dalla vergogna di eventuali “macchie”.
La semantica utilizzata mediamente per parlare di questo tema è legata alla vergogna, al dolore, alla sporcizia, all’impossibilità di vivere serenamente, quando il Sangue mestruale, è ricco di sostanze che possono essere utilizzate per curare (servendo la parte medica, pratica, razionale) e quando è un potente ingrediente per la ritualità di connessione con la terra e con le antenate (servendo la nostra parte animica, l’intreccio col mondo sottile che abita l’umanǝ essere).
Da bambina, mia nonna mi diceva che se avessi toccato le foglie delle piante che avevamo in casa, nei giorni della mestruazione, sarebbero morte.
Ovviamente testai la cosa, con grande gusto, ed iniziale timore.
Volevo verificare che si sbagliasse, in una versione un poco meno eroica e più streghesca, a posteriori, forse mi sentivo un po’ come la protagonista di “Period Girl”, romanzo per giovani persone, dove la protagonista scopre e accetta il Sangue mestruale e il suo super potere …. Proprio legato alle piante!
Ciclo mestruale: quando se ne parla
Sentiamo parlare direttamente o indirettamente di mestruazioni da quando siamo nel ventre di nostra madre. L’uovo da cui veniamo vive già nelle sue ovaie quando essa si trova nell’utero di nostra nonna.
Per non parlare della pubblicità, sempre tendenziosa, del vissuto delle persone che abbiamo intorno. Questo tema è strettamente interconnesso col tema della sessualità, col tema della libertà, del consenso, del Potere EssereManifestarsiDirsiScoprirsi (unica accezione per me valida di questo termine).
È come la Cacca: di cacca si parla da sempre perchè è parte di noi, del nostro benessere! E così è per le mestruazioni e il Sangue mestruale.
Parlare di mestruazioni, così come parlare di corpo, dovrebbe essere un qualcosa di naturale e funzionale alla crescita delle persone piccole che, con curiosità e senza malizia, vogliono semplicemente rispondere alla domanda “come siamo fatt3?”.
Seguire la curiosità, le domande o anche fornire stimoli che possono, o no, essere colti,è sempre il modo migliore per approcciarsi ad ogni tematica con la prima infanzia.

Come parlare del ciclo mestruale nella prima infanzia
Spesso abbiamo la tendenza a pensare alle persone piccole e senza passare da noi.
Quando qualcosa complica la relazione, quando parliamo di maschilismo, quando desideriamo portare l’eco transfemminismo o le scelte alimentari.
La mia psicologa dice che
noi insegnamo all3 bambine quando siamo distratt3
è per questo che sento che la prima cosa che potremmo chiederci è: “che relazione abbiamo noi col Sangue mestruale?” (e con “noi” intendo tutte le persone, poiché la mestrualità è un tema che riguarda tutte , anche se in maniera differente) e viverle cercando di non separare la nostra narrazione dalla restituzione che possiamo dare alle persone piccole che incontriamo.
Ricordo che da adolescente mia mamma e mio papà, non avevano piacere che mio fratello, di 14 anni più giovane, quindi da bimbo, entrasse in bagno mentre mi cambiavo l’assorbente.
Ho sempre trovato molto violenta questa pratica che faceva sentire sporca e sbagliata me, per qualcosa di estremamente naturale che non ha bisogno di un’età per essere raccontato, ed al contempo mi divideva da mio fratello.
Ai miei figli ho sempre risposto agli interrogativi che mi hanno posto sul Sangue poiché l’hanno potuto vedere, nel quotidiano vivere, e di conseguenza sono emerse le domande adeguate per ciò che era in loro potere comprendere in quella specifica fase emotivo evolutiva.
Se invece si desidera stimolare la riflessione o trovare pretesti per parlarne, l‘ambito del gioco e della lettura di libri illustrati è sempre uno spazio privilegiato di esplorazione dell’inconscio in una forma digeribile che coinvolge anche il tema della mestruazione.
Esistono diversi libri che riescono a far entrare nel tema della ciclicità attraverso simboli e immaginazione come “La Fata del Grembo” di Nadia Saracco, “Irupè e il menarca” di Lorenza Urbani Lunetta , “Period Girl” di Giorgia Vezzoli o “Le stagioni dentro di me” di Claudia Sfetez, solo per citarne alcuni.
Mestruare non è sempre né meraviglioso, né possibile, né romantico. Ma certamente rimane Sacro, anche nei suoi luoghi d’ombra e, soprattutto, rimane un potenziale strumento di riappropriazione del sé assumendo un valore estremamente politico.
Dal punto di vista pedagogico il gioco permette di portare temi del vivere come in un campo privilegiato di apprendimento. Attraverso il gioco possiamo allenare lo sguardo, aprire domande, convalidare usi e costumi, seminare una pratica.
È perciò possibile sovvertire giochi che hanno chiuso lo sguardo in uniche vie percorribili, riabilitandoli, almeno nella loro struttura, e mettendoli a nostro servizio.
Un memory con immagini di parti del corpo, di assorbenti mestruali, di diverse tipologie di seno. Un telefono senza fili con parole o concetti che desideriamo esplorare insieme.
Tutto può essere un pretesto per aprire il dialogo, a misura di domanda, partendo dalla dimensione leggera ma impegnata che il gioco porta con sé nel suo manifestarsi.

Ciclo mestruale o mestruazioni
Chiamare le cose col proprio nome ci permette di attivare a livello conscio ed inconscio la consapevolezza che possiamo maneggiare rispetto a quel dato argomento e l’esperienza che ci concediamo, di conseguenza, di vivere.
Parliamo di ciclo mestruale per indicare quel periodo di tempo che parte dal primo giorno di Sangue mestruale sino all’ultimo prima di un nuovo Sangue, e quindi un nuovo ciclo mestruale.
Il ciclo mestruale sarà quindi scandito da quattro stagioni mestruali/fasi: mestruo/autunno, fase preovulatoria/primavera, ovulazione/estate, fase premestruale/autunno, con tutte le specificità energetiche, ormonali e potenziali ad esse annesse.
Esso può avere una durata variabile, da persona a persona e il lavoro che cerchiamo di fare è quello di decostruire l’idea che un ciclo mestruale sia sano solo se rientra in alcuni canoni temporali quindi di 5 giorni, ogni 28 giorni.
Ricordandoci che non siamo orologi da aggiustare ma sistemi complessi da conoscere, interpretare (a nostro favore) ed integrare (nella nostra vita).
Se invece vogliamo parlare del Sangue Mestruale, possiamo parlare di mestruazioni, sapendo anche quanto sia politico questo termine: quando diciamo o leggiamo mestruazioni sappiamo che ne esistono tant3 quant3 siamo noi e che esso rappresenta una pluralità di esperienze che raccontano, nella loro verità ed unicità, un macro intreccio che porta lo stesso colore ma che si dice in maniera estremamente differente, dandoci una prima lezione pratica di intersezionalità.
Non c’è un modo giusto/sano/adeguato di mestruare (come vuole farci credere la performatività sociale che anche qui pretende di entrare), ma esiste il modo in cui l’io si sente a suo agio, si sente in ascolto, si sente detentore di uno strumento di lettura delle proprie emozioni, del proprio agire, una bussola che può indicarmi quando creare e quando stare fermǝ, quando espormi in tutta la mia luce e quando rintanarmi e un sacco di altre sfumature che si possono imparare osservandosi.
Tutto questo potrà anche essere condiviso con l3 propri3 compagn3 , amic3 e figl3 per permettere loro di conoscerci e sostenerci per il grande potenziale del ciclo vita-morte-vita che ogni mese viviamo!

Chi potrebbe accompagnarci in questo percorso di riappropriazione?
Quello che fa l’Educatrice Mestruale è accompagnare nella scoperta di tutto ciò che è stato omesso a livello informativo, esplorare la parte sottile del personale funzionamento in base alla stagione mestruale, creare uno spazio creativo in cui concedersi di sperimentare, creare laboratori per chi è persona adulta di riferimento e ha figlie in attesa del menarca, la prima mestruazione.
Una delle cose che più mi emoziona di questo servizio è la possibilità di andare a formare la propria storia personale con nuove esperienze, come creare cerchi di parola in cui raccontare il proprio menarca e chiedere di essere accompagnat3 per come si sarebbe desiderato fosse ma non è stato, con gratitudine per ciò che chi c’era ha potuto fare, ma anche con la consapevolezza di potersi riprendere un pezzo della propria storia che, per qualcuna può voler dire essere festeggiata, ritualizzata, onorata, mentre per qualcun’altrə significa rispettare uno spazio di riservatezza abitato magari da informazioni semplici e pratiche senza necessariamente sovraesporsi con amic3 e familiari .
L’educatrice mestruale accompagna per mano secondo il proprio bisogno di vivere il Sangue partendo dal presupposto che va bene, anche quando il Sangue si sceglie di non volerlo più, anche quando il Sangue si sceglie di volerlo seminare nella terra ogni mese.