Educazione non formale

L’educazione non formale è una metodologia di apprendimento che viene realizzata attraverso attività e tecniche che destrutturano la dinamica tra chi insegna e chi apprende e che favoriscano una circolarità del gruppo in cui ogni soggettività può esprimere ciò che sa, ciò che pensa, ciò che la spaventa, ciò che, in qualche modo, limita le sue azioni. 

L’educazione non formale infatti è indirizzata al cambiamento sociale, a favorire processi di dialogo e risoluzione del conflitto.

Come si fa l’educazione non formale?

Ci sono diverse tecniche e attività all’interno del grande insieme dell’educazione non formale. 

Di base va scelto un tema che ha dei legami con un “problema” sociale per cui si vuole attivare un atteggiamento di riflessione.

Chi conduce l’attività ha la responsabilità del sereno andamento del percorso ed è importante assicurare che ogni esperienza abbia obiettivi formativi chiari e verificabili: è necessario saper gettare le basi giuste per condurre il gruppo in uno spazio sicuro e rispettoso delle differenze, in cui ogni persona possa mettersi in discussione ed esprimere ciò che pensa senza timori. 

Questo è fondamentale perché nelle attività di educazione non formale si coinvolgono le persone nel fare esperienza rispetto alla tematica indagata e si “rivede” insieme l’esperienza appena vissuta, stimolando la narrazione di quanto successo ed esplicitando il coinvolgimento emotivo attraverso domande chiave quali:

Che sensazioni avete provato?

Che cosa è successo? 

Grazie a questo momento di riflessione si analizza l’esperienza per ottenerne una migliore comprensione e si esplicitano le dinamiche di gruppo e personali, i ragionamenti impliciti, i meccanismi relazionali, ecc. 

Come si fa l'educazione non formale?

Contesti educativi non formali

I contesti educativi non formali per eccellenza sono i gruppi scout 😉

Gli unici ambiti al 100% basati sull’educazione non formale sono i corsi che dichiaratamente usano l’educazione non formale come approccio principale, e quindi: i corsi proposti dal Council of Europe, i corsi di educazione ai diritti umani, i percorsi di educazione alla pace, ecc… che, inoltre, sono spesso realizzati con gruppi di partecipanti provenienti da diversi contesti socio culturali proprio per stimolare il confronto e il dialogo. 

Tutti i contesti educativi possono avere degli spazi di educazione non formale: le classi, i corsi di lingua, le polisportive, ecc possono dare spazio a momenti in cui le attività proposte da chi educa siano di educazione non formale. 

Se vuoi scoprire come questi strumenti possano sostenere la crescita emotiva delle persone piccole, ti invitiamo a leggere il nostro approfondimento sull’educazione affettiva.

Quali competenze sviluppa l’educazione non formale? 

Le competenze che maggiormente vengono sviluppate dall’educazione non formale riguardano la sfera della consapevolezza che porta ad agire per un cambiamento sociale: è per questo che l’educazione non formale ha, spesso, un approccio olistico, ovvero stimolare, attraverso le varie attività, la mente, il cuore e le mani, in modo che quello che ho imparato con la mente e ho sentito con il cuore, possa diventare azione con le mie mani e permettermi di realizzare il cambiamento necessario per rendere il mondo un posto migliore. 

La concretezza a cui si aspira infatti è fondamentale ed è solo destrutturando le solite dinamiche che le persone possono mettersi in discussione, affrontare temi complessi, provare empatia e vivere, a volte davvero, grazie a role playing, ad esempio, cosa significa subire certe discriminazioni, essere senza certi diritti, trovarsi all’interno di un conflitto.

Quali competenze sviluppa l’educazione non formale? 

Quali sono le differenze tra educazione formale, informale e non formale?

L’educazione formale è quella del classico setting scolastico: c’è chi insegna e dà i voti a fine anno, e c’è chi impara. Si potrebbe dire, in sintesi, che è come una freccia ad un’unica direzione, da chi insegna a chi impara. 

L’educazione non formale è quella che avviene senza nessuna preparazione: un episodio visto per strada, una storia di vita di una persona cara, un errore che ci insegna quali errori non ripetere… 

Usando la stessa metafora della frase precedente, le frecce in questo caso sono multidirezionali e senza gerarchia. 

L’educazione non formale va preparata e accompagnata da chi propone le attività, ma prevede il forte coinvolgimento di chi partecipa tanto da permettere una sorta di circolarità delle informazioni e delle emozioni. In questo caso le frecce sono sullo stesso piano e si muovono all’interno del gruppo con intensità variabile.

Quali sono le differenze tra educazione formale, informale e non formale?

Educazione non formale- le FAQ

L’educazione non formale si propone di accompagnare i cambiamenti sociali sensibilizzando e fornendo strumenti a chiunque voglia mettersi in gioco al fine di creare società pacifiche, in grado di affrontare i conflitti senza violenza. 

Ecco alcune risposte brevi a domande che ci vengono fatte spesso!

Perché l’educazione non formale è importante per la crescita già dall’infanzia?

Perché permette di mettersi in discussione in uno spazio sicuro, di esplorare le proprie emozioni e nominarle, di vivere momenti di contrasto senza dover sfociare in azioni violente. L’educazione non formale favorisce la capacità di mettersi in gioco. 

L’educazione non formale può affiancare quella scolastica tradizionale?

Certamente, anzi, deve diventare una delle prospettive per la didattica di domani. Ogni insegnante potrebbe prevedere dei momenti di riflessione, di confronto, di role playing che possano affiancare le parti più nozionistiche. 

Quali figure professionali lavorano nell’educazione non formale?

Non esiste una figura professionale specifica, purtroppo.
Forse il termine più adatto è facilitrice ma dietro questo termine si trovano numerose sfumature, come per il termine formatrice… Spesso chi ha appreso le tecniche di educazione non formale le usa in contesti diversi: a scuola, nei doposcuola, nei gruppi parrocchiali, con persone adulte, in ambiti lavorativi o di empowerment. 

Qual è il ruolo della famiglia nei percorsi di educazione non formale?

Ogni famiglia dovrebbe essere disposta a mettersi in gioco, in discussione… nel senso che se i componenti di ogni famiglia partecipassero a laboratori basati sulle tecniche di educazione non formale, anche singolarmente, ne trarrebbero beneficio perché sperimenterebbero punti di vista ed esperienze diverse dalla loro, che è una delle pratiche meno diffuse quando ci sono delle situazioni di incomprensione in famiglia. 

L’educazione non formale può favorire inclusione e benessere emotivo?

Assolutamente si, anche se a volte alcune attività possiamo essere difficili ed emotivamente provanti, ma poi, dopo la fase di confronto, si riesce ad imparare molto di sé e del gruppo e questo porta a maggior benessere emotivo e a stimolare empatia e disponibilità verso le altre persone.