In questa intervista incontriamo Valeria Roberti, formatrice, attivista e autrice di “Fuori dai binari. Identità non binarie e approcci queer a scuola”.
Il suo lavoro indaga come la scuola possa diventare un luogo realmente inclusivo, capace di accogliere tutte le identità e superare la visione binaria di genere.
Con un approccio transfemminista e intersezionale, Valeria unisce esperienza educativa e attivismo, portando nei contesti formativi strumenti concreti per costruire spazi di rispetto, ascolto e libertà.
Tutti i dettagli su valeriaroberti.it
Cosa vuol dire fuori dai binari?
Fuori dai binari è l’approccio di chi afferma di avere un’identità non binaria: modalità molto diverse di vivere al di là dei due generi uomo/donna, soggettività che vengono regolarmente invisibilizzate dalla società e dalle istituzioni. Nel libro propongo una serie di nomi di figure rilevanti nel mondo dell’attivismo, dello spettacolo, della cultura per dare consistenza all’affermazione di queste soggettività.
Quali sono gli approcci queer proposti nel libro per il contesto scolastico?
Avere un approccio queer significa, per me, mettere in discussione il proprio posizionamento di figura educativa e attivare nuove modalità di stare in classe in cui tutte le unicità possano essere a loro agio e contribuire all’apprendimento collettivo del gruppo classe. Questo significa che prima di tutto è necessario porsi molte domande, indagare la propria unicità e mettere in discussione i propri privilegi. Solo a questo punto è sensato utilizzare attività e strategie che modifichino la dinamica educativa comune (insegnante – studente) in un ambiente dall’apprendimento trasversale in cui tutte contribuiscono attivamente.

Perché è importante parlare di identità di genere a scuola?
L’identità di genere, che sia dichiarata o presunta, influenza ogni relazione umana compresa quella educativa e quella tra pari nel contesto classe perchè fortemente legata a stereotipi, preconcetti, bias. Esplicitare questo processo, mettere in discussione ciò che viene dato per scontato e “riscrivere” ciò che consideriamo “identità di genere” è fondamentale con le nuove generazioni per poter dare la libertà di essere chi sono ma anche per fornire strumenti di lettura del presente.
Come si può rendere la scuola più inclusiva per le persone non binarie?
Si può ragionare su più livelli: da un lato si possono mettere in campo delle risposte concrete come la carriera alias o una revisione delle policy legate all’uso dei bagni e degli spogliatoi delle palestre (che solitamente sono divisi per genere). Dall’altro lato ritengo necessario fare una riflessione più approfondita su tutte le situazioni in cui gli stereotipi di genere vengono rinforzati o in cui chi esce dalle norme di genere subisce una sanzione, come ad esempio le norme sui capi che si possono o non possono indossare; le modalità di divisione in gruppi di gioco o di studio; i compiti che vengono assegnati, ecc.

Come affrontare discriminazioni e stereotipi legati al genere in classe?
La dimensione classe può essere molto delicata: le persone presenti condividono molto tempo insieme e questo può essere molto utile o molto rischioso se non si identificano i punti di attrito tra bambini, ragazzi, studenti. Di base, secondo me, è buona pratica parlare e affrontare le tematiche dell’identità di genere; dei diversi modi di essere uomini, donne, non binary, trans; trattare questi temi durante le materie di lezione, grazie a testi specifici o sfruttare l’attualità. Fondamentale è lasciare la parola al gruppo classe, fare in modo che sia il loro vissuto ad emergere.
Dove acquistare Fuori dai binari e a chi è consigliato?
Fuori dai binari è in vendita sul sito di Settenove e in moltissime librerie in tutta Italia. é pensato per figure educative, in senso ampio (docenti, educatrici, pedagogiste, maestre, ecc) ma anche per chiunque voglia saperne di più sulle identità non binarie e su nuovi approcci educativi.