Quando arriva una sorellina: accompagnare le persone piccole nel cambiamento

DISCLAIMER: come associazione abbiamo scelto di parlare al femminile sovraesteso. Quindi anche questo articolo è scritto usando questa modalità.

Le ragioni? Scoprile qui: parliamo al femminile.

Per parlare in maniera approfondita di un passaggio così delicato come l’arrivo di un’altra persona piccola in famiglia, abbiamo coinvolto Martina Palli, ostetrica della Casa Maternità Il Nido di Bologna. In questo articolo ci accompagna a comprendere come sostenere le persone piccole e la famiglia nel cambiamento, dando spazio alle emozioni, alle domande e ai nuovi equilibri che nascono.

Quando arriva una sorellina: accompagnare le persone piccole nel cambiamento

Sono un’ostetrica e da ormai più di 12 anni accompagno le famiglie durante l’intero percorso della maternità, dalla gravidanza alla fine del puerperio e oltre. 

Capita spesso di incontrare persone adulte in attesa di una figlia successiva alla prima e le necessità, paure, riflessioni che portano sono tutte rivolte a questo grande cambiamento

Non c’è più la paura di come gestire quel moncone ombelicale che a qualcuno proprio non piace, o come cambiare il pannolino, come gestire le poppate ecc.. tutte le premure sono rivolte alla loro prima figlia: cambieranno i suoi ritmi e le sue abitudini, il rapporto con le persone adulte, come sarà la relazione con la nuova arrivata? sarà gelosa? sarà arrabbiata? 

Questi, e molti altri, sono i temi che all’Associazione Casa Maternità Il Nido di Bologna cerchiamo di trattare in un corso ad hoc, pensato proprio per permettere alle famiglie in attesa di una seconda/terza bimba di condividere queste delicate fasi di preparazione e di riflessione insieme ad altri genitori, ma soprattutto per ritagliare un tempo ed uno spazio per la coppia e per la bimba in arrivo

Anche in questo articolo, con l’aiuto prezioso di Martina Prandi, psicologa pscioterapeuta dell’età evolutiva che gestisce insieme a noi ostetriche il corso citato, cercheremo di stuzzicare la curiosità, il pensiero e l’attenzione di chi si trova in questo particolare momento.  

Quando e come parlarne dell’arrivo della sorellina

Pensiamo per prima cosa a quando realizziamo l’arrivo della sorellina, al turbinio di emozioni che ci travolge e al primo pensiero che abbiamo verso la piccola persona che abbiamo già con noi. 

A qualcuno verrebbe istintivo comunicare subito la notizia, altri invece preferiscono tenerlo nascosto finchè è possibile, altri ancora aspettano che sia la bimba a rendersene conto in prima persona. 

Un aspetto incredibile delle primogenite è che tutte lo hanno già in qualche modo “sentito” inconsciamente, ancora prima che venga esplicitato dai genitori. Le più piccole lo manifestano ad esempio attraverso modificazioni dei loro comportamenti mentre le più grandi attraverso il gioco simbolico, i disegni. Una buona iniziativa può essere quella di cogliere questi segnali per raccontarglielo. 

Ovviamente quale sia la strada giusta da percorrere non lo può sapere nessuno se non la famiglia interessata e la scelta dipende da tantissimi fattori, in primis anche dall’età della sorellina che aspetta. 

Lascio alcune domande che possono guidarci nella riflessione su quando sia giusto comunicare la notizia.

Quanti anni ha la nostra prima bimba?

Cosa realmente riuscirebbe a comprendere della notizia che le comunichiamo?

Sarebbe in grado di gestire un’attesa lunga 9 mesi? 

Possiamo darle dei punti riferimento temporali che lei possa comprendere (es: dopo il tuo compleanno arriverà la sorellina)?

Abbiamo degli esempi vicini di altre famiglie che hanno accolto una sorellina?

Siamo abituati a raccontare con sincerità tutto quello che ci accade nella vita quotidiana?

Ci sono altre persone che si prendono cura della nostra piccola e che potrebbero “svelare” la notizia al posto nostro?

Quanto pensiamo di poterla coinvolgere in questa attesa?

Stiamo affrontando come famiglia, o sta affrontando la piccola altri grandi cambiamenti in questo momento (es: trasloco, ingresso al nido/scuola)?

sorellina

Gelosia e regressioni: cosa aspettarsi (e normalizzare)

Certamente poi alle primogenite è richiesta una grande fatica nell’adattamento. 

La dott.ssa Prandi ci ricorda che hanno bisogno di tempo e sostegno delle figure adulte di riferimento per ricreare il loro equilibrio ed integrare una nuova persona nel loro mondo. 

La gelosia è fisiologica nella relazione tra sorelle ed è un bene che sia presente perché è umana ed in qualche modo dà la possibilità alla bambina di far uscire ciò che ha dentro.

Le persone piccole vanno quindi aiutate/accompagnate ad esprimere questa emozione per poterla elaborare anzichè trasformarla in rabbia. 

La gelosia si può manifestare anche in modi che la persona adulta non si aspetta e non direttamente nei confronti della sorella ma anche come rabbia oppure con irrequietezza a scuola.

Anche le famose regressioni fanno parte di questo grande cambiamento, vanno accolte senza però che siano assecondate a tal punto da far perdere le autonomie conquistate. 

Consideriamo anche che le primogenite stanno comunque affrontando grandi tappe di crescita che prevedono dei passi avanti e indietro a prescindere dall’arrivo della sorellina. Non bisogna neanche cadere nell’errore di ricondurre ogni regressione a questo evento, sarebbe una responsabilità troppo grande per la nuova arrivata! 

Le bambine manifestano i loro bisogni emotivi attraverso questi comportamenti e, quando si presentano, necessitano di maggiori rassicurazioni emotive che le facciano rientrare nella loro storia di crescita personale. Deve poter continuare a crescere.

Se davvero viste ed osservate, le persone piccole collaborano/dialogano con quelle adulte nell’ esprimere i loro bisogni. La relazione non è unidirezionale.

Come gestire gelosia sorella maggiore

Seconda figlia e strategie quotidiane per coltivare legami e rassicurazione

Già durante l’attesa possiamo coinvolgere attivamente la persona bambina in alcuni preparativi affidandole anche alcuni semplici compiti: potrebbe essere lei ad esempio a scegliere la prima tutina che indosserà la neonata o a prepararle una cesta di giochi o pupazzi adatti. 

A seconda dell’età, si potrebbe pensare di farsi accompagnare durante le visite ed ecografie, chiedendo un parere ed una condivisione al professionista che ci segue. 

Tante volte, come ostetrica, mi è capitato di coinvolgere le sorelle maggiori mentre misuriamo la pancia della mamma o mentre auscultiamo il cuoricino della sorellina:

prendiamo le misure della sorellina in arrivo, così  potrete poi insieme scegliere le tutine più adatte a lei.

vieni ad aiutarmi a trovare il suono del suo cuore, forse la tua sorellina ti vuole parlare, raccontare qualcosa. 

Far passare il messaggio, anche tramite questi piccoli gesti, che la relazione inizia già prima che nasca, che le persone piccole in pancia (così come le bimbe che attendono fuori) provano già emozioni e percepiscono già la presenza di chi sta loro attorno, aiuta a creare quel filo, quel legame che ha bisogno di tempo per rafforzarsi. 

Credo sia importante allo stesso tempo però non forzare questa relazione e rispettare i tempi di chi c’è già: possiamo essere noi a dedicare qualche coccola o frase “alla panciona” magari in presenza della nostra bimba più grande; magari le prime volte sarà un pò restia a farsi coinvolgere ma può essere che dopo qualche tempo si sentirà anche lei di partecipare a questi momenti di affetto e conversazioni. 

Integriamo l’arrivo della neonata nella nostra quotidianità con serenità e semplicità, senza farlo diventare un’ossessione, una paura ma senza neanche esagerare dall’altro lato:

sarà tutto bellissimo, la tua sorellina ti vorrà tantissimo bene

non è sempre detto! Quindi, attenzione anche a creare delle aspettative troppo alte che difficilmente si realizzeranno. 

Quando arriva una sorellina

Parlare di sorellanza: libri e materiali 

Sono tanti gli strumenti oggigiorno che possiamo avere a disposizione per cominciare a creare quel legame ancora prima che nasca la sorellina

Ogni bambina manifesta in periodi diversi una propensione verso un’attività, un gioco che ci indica una maggiore facilità verso quella modalità di comunicazione rispetto ad un’altra. 

A chi piace disegnare, cantare, leggere, giocare con le bambole, inventare storie, guardare foto/video… ad ognuno la sua sensibilità

Ecco allora che possiamo prima osservare e poi farci guidare da loro approfittando di questi momenti di attività piacevoli per introdurre, a piccole dosi, l’argomento. 

Tantissimi sono i libri a disposizione, magari, inconsapevolmente, qualcuno è già presente nella vostra libreria: lasciateli a disposizione ed aspettate che sia la piccola di casa a decidere di sfogliare proprio quello. 

Potreste altrimenti prendervi un momento per andare insieme in biblioteca, farvi suggerire qualche titolo inerente, e prendervi del tempo per sfogliarli insieme portando a casa quelli che hanno maggiormente catturato l’attenzione della vostra bimba e anche quelli che secondo voi trasmettono maggiormente un messaggio in linea con i vostri pensieri. Cominciare a far comparire in casa alcuni oggetti che faranno parte della quotidianità con la neonata può essere un altro modo per parlare di quali saranno i suoi bisogni e di come potrà cambiare la nostra giornata una volta che sarà arrivata e magari approfittare anche per raccontare qualche aneddoto della loro vita da neonate: alle persone piccole piace sapere che anche loro hanno ricevuto determinate attenzioni, che stanno continuando a riceverle seppur in altro modo per rispondere alle loro nuove esigenze e competenze. 

Potremmo sfogliare degli album di fotografie o far vedere loro dei video. Disegni e giochi di ruolo sono altri strumenti molto potenti per permettere ad emozioni e paure di fluire e venir fuori. 

Accogliamole per come sono senza necessariamente correggerle. 

Parole da evitare e narrazioni da decostruire

Mentre dialoghiamo con le nostre primogenite dobbiamo fare attenzione anche ad alcune parole “facili” che sarebbero da evitare. 

La “nostra” psicologa non ha dubbi: in primis vanno evitate le parole “grande e piccola”! Alla primogenita non deve essere data la responsabilità di essere diventata “quella grande” che deve dare l’esempio, deve essere tollerante, deve capire, deve improvvisamente cominciare a fare cose che prima non le erano richieste… E allo stesso tempo, la secondogenita non deve essere sempre ‘quella piccola’ che fatica a farsi vedere come una bambina che cresce. 

Ogni figlia deve avere la possibilità di procedere con le tappe del suo sviluppo ed essere vista dai genitori per il suo percorso di crescita, non in relazione alla sorella. Bisogna fare attenzione anche a non attuare cambiamenti o anticiparli troppo, come togliere il pannolino o il ciuccio, solo perché arriva una sorellina.

È importante non fare confronti e lasciarci stupire con gioia di ogni possibilità di individualizzazione delle figlie.

Poiché spesso queste parole/frasi nascondono delle fragilità delle persone adulte di riferimento, diventa indispensabile attraversare i loro sensi di colpa, cercando di monitorarli perché possono essere una bussola per capire come si sta all’interno di una relazione e di conseguenza ci possono aiutare a trovare spazi adeguati per tutti i componenti della famiglia.

Un’altra parola tanto nominata anche da chi sta attorno alla nuova famiglia, come amiciziei e parenti, che alla notizia dell’arrivo di un’altra figlia nominano la “fatica”:

ah vedrete che fatica che farete con due! 

Certo, le difficoltà sono all’ordine del giorno ma la fatica è una componente della genitorialità che non deve avere il sopravvento sulla bellezza dell’essere genitori ma deve essere un’alleata che ci guida e ci impegna nel porre limiti e regole molto pensate e chiare che aiutino le nostre figlie nella costruzione della loro sicurezza emotiva.

Una nuova relazione, un nuovo equilibrio da creare

Un passo dopo l’altro si cercherà tutti insieme di creare un nuovo equilibrio con la consapevolezza che nella nostra famiglia questo passaggio è già avvenuto. Da due siamo diventati tre: quanto è stato difficile adattarsi ai nuovi ritmi della vita con una neonata dopo che per anni siamo stati “solo” coppia? 

Forse ci è sembrato impossibile recuperare i nostri spazi,  le nostre abitudini, il nostro equilibrio. 

Eppure in qualche modo ce l’abbiamo fatta e ora di nuovo siamo insieme nel ri-adattarci ad un grande cambiamento. 

L’aspetto più difficile? Martina Prandi ci ricorda quanto sia importante tenere in considerazione i bisogni di tutti i componenti della famiglia: ognuno ha i suoi.  Vanno in primis esplicitati e non dati per scontato in modo che siano ben distinti, non confusi e di conseguenza di più semplice soddisfazione. Un altro aspetto delicato, difficile ma fondamentale è l’ascolto! Ascoltare i pensieri: i pensieri devono essere pensati. Una nuova relazione ha bisogno di calma, attenzione e conoscenza reciproca, di tempo per scoprirsi. Necessita di essere in continua evoluzione, deve poter crescere e trasformarsi affrontando i momenti di caos che generano nuove opportunità.

Per questo alle persone adulte è richiesto di scoprirsi come figure genitoriali di una nuova vita, diversa dalla primogenita, che probabilmente li farà sentire anche inadeguati perché chiederà loro di rimettere in discussione le conoscenze e l’esperienza acquisita per lasciare spazio ad una nuova relazione autentica. 

Se le figlie sono davvero viste nella loro unicità di persone, riusciranno a trovare il proprio spazio all’interno della famiglia e la propria sicurezza.

Arrivo di una sorellina: le FAQ

A conclusione di questo articolo, cerchiamo di dare breve risposta alle domande più frequenti che ci pongono le famiglie in attesa di una sorellina. 

Come preparare una persona piccola alla nascita di unə sorellə?

Abbiamo già citato varie possibilità e strumenti ma sottolineiamo qui ancora l’importanza di non forzare, obbligare e portare costantemente l’attenzione verso questa novità. Osservare e rispettare le emozioni e i tempi della sorella maggiore e coinvolgerla naturalmente nell’attesa della sorellina cercando di rendere il tutto un momento molto spontaneo nella vita di una famiglia.

È normale che ci sia rabbia o rifiuto verso la neonata?

Ogni emozione deve essere accolta e considerata “normale”, non esistono emozioni sbagliate da reprimere. E’ importante coglierle come messaggi di un qualcosa che le nostre bambine vogliono comunicarci, non avendo ancora la piena capacità di razionalizzare e verbalizzare i propri sentimenti. Spesso la rabbia e il rifiuto verso la neonata nascondono emozioni come la paura di perdere il legame con i genitori/nonni e altre figure di riferimento, inconsciamente ci può essere il pensiero che ora vogliano bene alla sorellina e non più a me.

Come gestire la richiesta di attenzioni “da piccole”?

Le aumentate richieste da bambina “piccola” o le famose regressioni sono anche un modo che hanno le nostre figlie per testare la nostra presenza continua, la loro “base sicura”. È come se ci chiedessero: “ora che è arrivata la sorellina, voi genitori continuerete ad esserci per me?” Dare pronta risposta a questo bisogno di rassicurazione permetterà di soddisfarlo in un tempo più o meno lungo e permetterà alla relazione tra i genitori e la primogenita di fare un grande salto di maturità e sicurezza. Certo, la stanchezza e la frustrazione non mancherà, ma dobbiamo farci trovare pronti con un bel bagaglio di strumenti per affrontare questo periodo.

Cosa fare se la persona piccola dice “non voglio una sorellina”?

Accogliere è sempre la parola chiave. Se la nostra primogenita riesce a manifestare un sentimento così chiaro e preciso è già un grosso segno di maturità ed è già un primo passo verso la “risoluzione del problema”. A volte anche i genitori si chiedono se abbiano fatto la scelta giusta nell’allargare la famiglia. Permettiamo alle nostre piccole di essere spaventate da questo grande cambiamento e di esternarle senza farle sentire sbagliate. Ricordiamo loro (e a noi stessi) che i cambiamenti si affrontano un passo dopo l’altro lasciandoci stupire ogni giorno dalla bellezza e dalle difficoltà che incontreremo. Ricordiamo anche che siamo una famiglia e che non sarà sola ad accogliere questo passaggio.

Ci sono giochi che aiutano a elaborare il cambiamento?

Giochi di ruolo, letture, simulazioni, disegni, canzoni.. tutto ciò che può dare libero sfogo alla parte più istintiva e creativa delle nostre piccole. Avviciniamoci anche noi genitori a questa modalità più irrazionale ed istintiva di comunicazione che risulta essere quella più efficace e sincera con le bambine e che può aiutare ad entrare maggiormente in contatto con le nostre emozioni.